I vincitori e tutte le poesie del concorso poetico ” Il principe Selim”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Si è concluso il concorso di poesia riservato agli alunni del Liceo “Il principe Selim”, dedicato alla memoria del nostro ex studente Gabriele Selim Varcasia.
Gabriele ci ha lasciato nei suoi versi, componimenti che rivelano la bellezza e la profondità del suo animo, un’intensa testimonianza della breve stagione passata con
noi.
Il liceo ha voluto ricordarlo con un concorso in cui gli studenti della sua scuola si sono cimentati nella forma artistica che ha tanto amato nella sua vita.

 

Pubblichiamo una poesia di Gabriele

 

Non negare. Sostieni.
Forse che non ci abb­ia provato?
Non negare, impazien­te
di saziare con sabbia questa nuova dista­nza.
Non negare, mia musa
la bellezza che ci sussurrava vana.
Non negare, oramai
questo straziante ge­lo che ci anima.
Non negare, nemesi
che meriti le stelle e tutto ciò che non ho saputo donarti quando, perso, ho per­so i tuoi occhi.
La speranza di felic­ità che ancora conse­rvo per te, salva
nel tuo dolore lumin­osa risplende per la tua infinita bontà.
Non negare, amore
la melodia della vita che risuona
dentro di te e cura la
melanconia che impera
negli aridi giardini
di queste terre e
ricorda che
anche se
non merito quel dolce profumo
né quel calore che animoso,
racchiuso in un semp­lice
abbraccio sapeva med­icare
anche i più profondi squarci
dell’animo.
Se quest’uomo di odio
avrà ancora un’alma
lì vi sarà sempre un faro acceso per l’e­ternità
del fluire della nos­tra dispersa
umanità dove, ritrov­ata,
colmo dell’immenso amore suscitato
da un tuo sorriso,
tra le lacrime, sedo­tto
da quei bellissimi occhi bruni,
lillà saprà nuovamen­te
baciare la vita.

 


Il video della premiazione

 

 


I Vincitori

 

Primo  Premio –  Sabrina Betancourt (1C cl.), Disgraziata luna.

La commissione ha riconosciuto nel componimento un sorprendente equilibrio  tra la classicità del notturno lunare, un tema infinitamente variato nella storia della poesia universale, e la capacità di interpretarlo  in chiave personalissima, trasfigurando il gioco tra luce e ombra, tra svelamento e nascondimento, tra materia e anima, in una immagine simbolica dell’esistenza umana.

Ti cerchi ogni notte,
ti dissolvi tra quelle macchie minacciose,
tra quei veli bianchi che finalmente si stancano di
aspettare e nel buio vanno a riposare altrove.
Tu luna, ora che finalmente esisti;
speri che il mattino si scordi di sorgere per
guardarti più a lungo,
nei tuoi stessi occhi,
nell’assillante andare delle onde che raccoglie i
tuoi grandi segreti e li dissipa;
e in men che non si dica, il tuo povero cuore è
consumato.
Ora sei sola, o disgraziata luna.

 

Secondo  Premio ex aequo –  Cecilia Pisani (2C su), Come fiori.

Nella poesia  COME FIORI  si rileva il rovesciamento malinconico di un  soggetto  classico della tradizione poetica: la rosa, colta però nel momento del suo inevitabile sfiorire, con l’invito a non allontanare lo sguardo dalle vite che declinano, per non rimpiangere poi la loro scomparsa. Apprezzabile la leggerezza quasi arcadica delle rime e del ritmo, sapientemente padroneggiati 

 

Nato come fiori, illuminati dalla vita

sorridi al sole, ignorando al fianco 

la rosa appassita.

Le cadono i petali, lasciandoli al suolo

e che sarà mai! Tante storie per così poco.

Ma anche lo stelo appare diverso

si inclina in avanti, lo guardi perplesso.

Incolpi il vento, giustifichi la cosa.

Incredulo non accetti sia arrivata la sua ora. 

Quel rosso intenso, invidiato da molti

si sta seccando, ma osservate disinvolti. 

Compreso tu natole affianco,

perché la rimpiangi

quando non l’hai più accanto?

Avrebbe apprezzato un gesto affettuoso,

usavi la scusa di esser radicato al suolo.

Cosa potevi fare tu poveretto

l’hai solo guardata mentre stava soffrendo. 

 

Secondo premio ex aequo –  Emanuela Matrigiani (4C cl.), Mi chiedo dove sorga il sole

Nel componimento   MI CHIEDO DOVE SORGA IL SOLE  viene rivisitato, in uno stile, volutamente  inattuale, il tema delle domande impossibili rivolte ad un elemento della natura, il Sole; ma nel contrasto tra lo splendore dell’astro e le brutture di un mondo che non sembra degno della sua luce, spicca tuttavia la voce della speranza. 

 

Mi chiedo dove sorga il Sole, 

se abbia mai timore quand’ei 

stringendosi al cielo con un palmo,

 alzando lo splendente volto sul mondo, 

illumina tutto il male; forse 

avrebbe voluto tener nascosta

 la verità e più mai scorgerlo qui giù

 con l’occhi e tutti i sensi di Dio. 

Mi chiedo dove sorga il Sole, 

se abbia mai vergogna quand’ei, 

cogliendo nuvole e circondando  

il corpo, nasconde la sua nudezza 

 dai nostri sguardi, dai più intrepidi,

 che cedono l’anima alle fiamme. 

Mi chiedo dove sorga il Sole, 

se in una reggia dorata splendente,

 da una sorgente d’acqua cristallina, 

se invece dal buio più oscuro 

trionfante all’alba sull’oscurità. 

Mi chiedo dove sorga il Sole. 

Saprà che le persone attendono 

solo lui per iniziare a vivere?

 

Terzo Premio  – Federico Cosatto (1Bcl.),  Lettera ad un amico che non conosco (Per Gabriele).

Nella  LETTERA PER UN AMICO CHE NON CONOSCO si  rievoca  con nostalgia l’innocenza della vita infantile di fronte a un mondo distratto da altre urgenze. Una presenza, forse, ascolta da lontano. 

 

Chi ha detto che un fiammifero

serva ad accendere qualcosa? Puoi anche sfregarli tutti

e poi guardare mentre bruciano.

La vita è piena di gente che pensa di conoscersi

e tutti parlano cercando di farsi notare

mentre guardano chi altro arriverà.

Ognuno, poi, ha un suo ospite d’onore

ma quando vengono a dirgli che non arriverà mai più,

che non riderà più, non crescerà più,

tutto diventa un po’ più grigio intorno

dal cielo, agli alberi, a quel prato laggiù.

E alla fine piove sulla città

dei peccati e degli angeli;

camminano ogni giorno gomito a gomito

parlano e spesso si scambiano i ruoli

per far male a qualcuno che credeva di conoscerli.

Piove sulle strade vuote e invisibili

su chi si gode il suo sogno e su chi lo ha visto svanire

e tutti devono correre a ripararsi

anche se per chi soffre ha meno senso.

Forse la festa ora è da qualche altra parte,

ma non per chi ha sogni uguali a quelli di un bambino.

Vorrei… Vorrei che chi non c’è più

fosse qui accanto a me,

e mi parlasse di tutte le cose che accadono,

con la saggezza di chi ha visto e vissuto, anche poco.

Forse siamo solo bambini

e i sogni dei bambini sono fuori dal tempo

e dalla ragione

si rompono così facilmente…

Sono sogni che appena arrivano

tutti scacciano via, perché sono pericolosi.

I bambini non ci riescono

e ci vivono dentro.

 

Clicca qui per scaricare le poesie di tutti i partecipanti  –   (Anani Sirghi, Gaina Muggiano,  Tiziano Lauri, Giulia Pallante,  Camilla Rosa,  Ylenia Casamassa)